martedì 10 novembre 2009

Grant Heslov - L'uomo che fissa le capre

Ieri sera, quasi casualmente, Ale ed io siamo andati al cinema. La scelta non è stata delle più semplici: Parnassius, Nemico pubblico, Anno uno (quello appena uscito con quel mito di Jack Black) sono stati dei grandissimi avversari. Parnassius, al Romano, iniziava alle 22.30, ma io ho pensato: "Al Romano i film di solito cominciano alle 10 e visto che sono già le 10 e un quarto e non ho ancora trovato parcheggio, siamo in ritardo!", così abbiamo optato per Nemico pubblico al Reposi. Trovato l'accurato loco ove abbandonare la macchina, giunti davanti ai cartelloni, abbiamo notato con molto rammarico che Nemico pubblico era ormai iniziato da almeno 10 minuti, non perché fossero le 22.40, ma perché iniziava alle 22.15. Così, visto che Anno uno era in programma all'Olimpia (le altre sale del Reposi, dall'altro lato dell'isolato) e visto che si erano fatte le 22.28, abbiamo optato per L'uomo che fissa le capre.
Sorprendente. Tratto dal libro Capre di guerra di Jon Ronsom, il film è una bella parodia del punto di vista americano sulla guerra. Un giornalista (Ewan McGregor) viene lasciato dalla moglie per il suo editore che ha pure un braccio finto. Senza più speranza, decide di partire alla volta dell'Iraq per trovare una storia da raccontare. Incontra così un tale (George Clooney) che incomincia a parlare di un battaglione dell'esercito americano chiamato Nuova Terra. I soldati di questo battaglione sono supersoldati chiamati Jedi, capaci di attraversare i muri e di usare la psiche come arma per dissuadere. Loro non combattono, ma lottano con ogni mezzo per prevenire le guerre. Capo di questa nuova filosofia (molto new age) è Bill Django (Jeff Bridges), un fattone che, dopo aver battuto la testa cadendo da un elicottero in Vietnam, diventa il nuovo guru fricchettone dell'esercito americano; e tra LSD, capre, dialoghi dissacranti, citazioni varie e un cattivo sopra le righe (Kevin Spacey), lentamente si assiste all'inevitabile presa per i fondelli del grande zio Sam.
Alla fine viene da pensare se LSD non se lo sia preso il regista o chi ha scritto il libro o magari entrambi e che probabilmente il film non porta da nessuna parte, o forse, invece, visto che è tratto da una storia vera, si può credere che sia una piccola perla di comicità nera e un po' demente che, nascondendosi dietro la risata facile, smantella l'idea di superomini che gli americani hanno di loro stessi. E questo mi piace.

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