giovedì 5 novembre 2009

Samuel Maoz - Lebanon


Arrivo al cinema Romano e la serata comincia in salita, mi viene dato un simpatico volantino che dovrebbe distogliermi dalla visione di Lebanon e già mi sento in colpa, Laura è in ritardo e speriamo che non arrivi in tempo così slittiamo su un altro film, ma Laura arriva in tempo, non abbastanza in anticipo per discutere sul da farsi ma abbastanza in orario per non perdere l'inizio del film. E fanculo al volantino, io il film me lo guardo lo stesso e decido se mi piace o no. E infatti non mi piace. Ma andiamo con ordine. Premiato con il Leone d'Oro alla sessantaseiesima edizione della mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, Lebanon è l'opera prima di Samuel Maoz che, avendo partecipato alla guerra del Libano come soldato, racconta le vicissitudini di quattro giovani soldati mandati al fronte. Sai che palle, ne abbiamo visti già mille di film che raccontano la stessa roba, erano giovani e forti eccetera eccettera. Ma il buon Maoz (o il furbo Maoz) c'ha l'idea di inizio secolo e gira il film tutto all'interno di un carro armato israeliano, dove i quattro giovini sono di casa, guardando all'esterno unicamente attraverso il puntatore del cannone. Al che la visione risulta viziata da un pizzico di montante claustrofobia. In più non è che l'occhio esterno sia particolarmente rinfrancante, anzi la fotografia quasi iperrealistica non concede molto all'immaginazione, andando a focalizzarsi perlopiù su corpi morti, mutilati, insanguinati, a volte infuocati in generale non in forma smagliante, tra l'altro c'è pure spazio per il siparietto porno, fantastico. Ma questa è la guerra, brutta e cattiva e bisogna farci i conti, e i conti ce li facciamo pure, ma atrocità e cruditè varie non bastano a condannare l'evento bellico e tanto meno la claustrofobia, che risulta un bella trovata da film thriller ma non va oltre. Insomma di sti quattro ragazzi alla loro prima missione non si capisce un bel niente, uno impazzisce l'altro muore e gli altri due la sfangano, e il finale (soprattutto il finale) non ci lascia pensare che, superata la linea d'ombra, i giovini saranno costretti a vivere una vita segnata dall'esperienza libanese ma piuttosto che, superato il primo impatto claustrofobico e macellaio, siano prontissimi a continuare le loro imprese belliche andando a sparacchiare in giro a cuor leggero.

Regista: Samuel Maoz
Titolo: Lebanon
Israele, Libano, Francia, Germania 2009
Visto: al cinema con Laura

4 commenti:

  1. Neanche a me il film ha fatto impazzire, ma non sarei così negativa...credo sia difficile raccontare la "guerra" e non mi è dispiaciuto il racconto di un frammento di quello che può accadere in una situazione di conflitto (conflitto con i nemici, con i superiori, con se stessi, con la Storia,...). Il regista si è concentrato su un particolare momento della storia dei personaggi, un momento in cui la loro visione della guerra e della vita avviene attraverso un carro armato, con le conseguenze che ne possono derivare. In fondo, già sappiamo i motivi per cui scoppiano le guerre e il loro finale, da un punto di vista umano, non può essere che negativo, perciò perchè non cogliere uno dei tanti momenti di vita dei quattro soldati protagonisti della vicenda?

    RispondiElimina
  2. Ma non sono negativo, mi sembra solo che ci siano film più riusciti, che riescono ad andare più a fondo e che sono caratterizzati da prese di posizione più forti e chiare e soprattutto consapevoli. Gli occupanti subiscono la visione che ricevono attraverso il cannone e come loro anche lo spettatore. Poi le reazioni sono diverse, uno impazzisce, l'altro muore, l'altro (il protagonista nonché regista) invece si fa coraggio e salva la pellaccia, esce dal carro armato pronto a vedere le cose con i suoi occhi. Ma il campo di girasoli salvifico in realtà non è la pace, o la presa di coscienza, ma l'inizio della guerra interiore, che non spiega un bel niente e che anzi ci lascia liberi di interpretare la cosa come vogliamo (che farà il soldato o che diserta, finirà lì o continuerà a combattere, e se continuerà come lo farà, tipo macchina da guerra o morso dai rimorsi della coscienza, come vivrà la sua vita da sopravvissuto... bho) E' interessante la cronaca dell'esperienza in sé ma per quanto cruda possa essere sempre cronaca rimane, sembra che il regista stesso non sia stato in grado di analizzare bene la cosa, poteva raccontare una storia alla Muccino di adolescenti appassionati ma quando lui era giovane è andato in guerra ed allora ci racconta la guerra... tante grazie, lo sappiamo che la gente muore in guerra ma da un film ci si aspetta qualcosa di più di un semplice racconto dei fatti, ci si aspetta una presa di posizione, un'idea, qua l'unica idea sembra essere che in un carro armato ci si sta stretti... e grazie al caz...

    RispondiElimina
  3. A proposito di film di guerra, mai visto Valzer con Bashir? A breve scriverò qualcosa...

    RispondiElimina
  4. no ma ce l'ho sottomano, appena riesco lo guardo...

    RispondiElimina